Pensieri e Racconti di RobyMad

domenica, marzo 16, 2008

Posso dare al cane l'osso sacro del nonno?

postato da RobyMAD | 03:56 | commenti (1)

lunedì, dicembre 31, 2007

Buon 2008

Passate un anno un po' come volete, e ricordate che spesso bisogna essere cattivi. Non ci credete?

UN CUORE D’ORO

 

Era la notte di Halloween: chi non aveva in programma di spaventare gli odiosi vicini, o mettere del lassativo nel dentifricio della nonna (rea di essere taccagna quando si trattava della paghetta?) Eppure, malgrado tutto, Elena era alla mensa dei poveri ad aiutare i più sfortunati.

Là fuori, la festa, con tutte le maschere di mostri. Con Elena, persone dalla barba incolta, senza denti, con la pelle macchiata.

Nell’associazione di volontariato in cui lei era la presidentessa, ogni tanto qualcuno moriva soffocato dai denti rotti e inavvertitamente ingoiati. (In realtà c’era solo un caso, documentato e finito nelle pagine locali dei quotidiani. Il resto erano leggende.)

Elena stava vicino all’ultima arrivata, una vecchia megera straniera che voleva essere chiamata «Dona Flor». La bisognosa si toglieva spesso la maglietta e giocherellava con ognuno dei centoventitre nei che le ricoprivano la pancia. Era uno spettacolo orrendo, che divertiva molto il resto dei volontari, ma non Elena, “la donna dal cuore d’oro” che provava pietà per quella povera pazza (però divertente, ha ha ha ha ha) e pregava gli altri di lasciarla in pace.

Dona Flor un giorno prese Elena da parte e le parlò:

«Perché tu non ridi mai?» E tentò di schiacciarsi un neo.

Elena la fermò spiegandole che quella non era una pustola e sarebbe stato dannoso schiacciarla.

Dona Flor, sorridendo, le alitò in faccia:

«Ti piacerebbe avere un cuore d’oro?»

Elena sapeva ascoltare, dono assai raro al giorno d’oggi:

«Non si può avere un cuore d’oro…»

Fu interrotta: «Se fosse possibile, ti piacerebbe avere un cuore d’oro?»

«Vieni, è tempo perso.» La incitò una collega.

«Lasciala in pace, irriconoscente ragazza. Io le sto offrendo un cuore d’oro. Voi non fate altro che scaricare le vostre responsabilità sugli altri e senza rendervene conto lei sta diventando sempre più infelice.»

Dona Flor tentò d’arrampicarsi sul tavolo, ma s’inciampò e cadde a gambe all’aria, lasciando intravedere vene varicose. Allora profetizzò da una sedia: «Io darò un cuore d’oro, come questo – e ne tirò fuori uno grosso quanto un pugno – alla persona che nei prossimi sessanta minuti dimostrerà di esserne meritevole, per bontà.»

A quel punto Dona Flor si tolse i vestiti e restò nuda come mamma l’aveva fatta e tutti i volontari corsero in bagno a vomitare. Tornando, udirono: «Lavatemi i piedi, per favore, è il mio ultimo desiderio prima di morire.»

Elena scosse la testa incredula. Com’era possibile che dei polpacci potessero essere così gonfi!

Fu spintonata e due ragazzi corpulenti fecero sdraiare Dona Flor sul tavolo.

Carlo e Federico le bagnarono i piedi con acqua calda, per ammorbidire lo sporco incrostato.

Elena rimase in disparte a vedere i colleghi che lavoravano. Anche lei aveva bisogno di soldi, ma gli studi di Carlo, o la bicicletta per il figlio di Federico erano forse più importanti.

Un ora più tardi, finito il lavaggio del primo piede, Dona Flor si alzò e parlò: «Elena, vieni qui. Perché non hai fatto niente, non t’interessa avere un cuore d’oro?»

Per un momento Elena pensò a una casa tutta sua, senza gli orribili vicini, ma subito dopo

pensò a Carlo: «Ci sono volontari più bravi di me.» Che lo useranno per motivi più nobili.

Improvvisamente si sentì soffocare, il sangue era fermo e il cervello non riceveva più ossigeno. Cadde a terra, e tremando si spense.

Dona Flor tirò fuori dalla borsa quattro coltelli affilati e li lanciò sul pavimento: «Elena ha vinto. È di gran lunga la migliore di tutti voi. Adesso ha un cuore d’oro. Fatene quel che volete.»

Oggi Carlo è un famosissimo architetto e il figlio di Federico ha tre splendide biciclette in garage.» Ogni settimana, i due s’incontrano e vanno a trovare Elena, al cimitero.

 

MORALE della FAVOLA: Avere un cuore d’oro è utile soprattutto per gli altri. E da allora è nato il modo di dire: «non bisogna prendere tutto alla lettera.»  E pensando ad Elena, Carlo e Federico non dicono più «Due cuori e una capanna», ma «Due cuori = due bi-famigliari, più la macchina sportiva e la sicurezza economica per il futuro.»

 

postato da RobyMAD | 16:04 | commenti (3)

sabato, luglio 21, 2007

Buone vacanze a tutti. Io partirò per la SARDEGNA e spero ci siano i deliziosi bambini compagni di spiaggia dell'anno scorso. In una spiaggia piena di meduse, questi deliziosi marmocchi si divertivano a pescare le velenose creature e a lasciarle essicare al sole, litigando su dove buttarle (organico, o no?) prima di andare via.  Fare il bagno dove c'erano loro era una sicurezza. Grazie bambini, che sono poi il nostro futuro.

postato da RobyMAD | 22:00 | commenti (3)

domenica, aprile 08, 2007

AMMONIMENTO PER TUTTI GLI ANIMALI MACELLATI

C'era una volta un capretto a cui venne augurata Buona Pasqua e questo, il giorno prima di essere macellato, mandò un po' tutti a fare in culo. Così, questo capretto, oltre a essere stato ucciso, è andato anche all'inferno.

 

postato da RobyMAD | 19:26 | commenti (8)

domenica, marzo 11, 2007

Lavorare è brutto, ti lascia poco tempo per il Blog... almeno se non hai un ufficio tutto tuo e un computer personale.... nel frattempo, viaggiando in treno s'incontrano persone interessanti:

Stavo leggendo il libro -Giorni di magia, notti di guerra-, di Clive Barker, quando in treno, mi si avvicina una vecchietta.

"Cosa leggi?" mi chiede.

"Ul libro di fantasia... e lei (anche lei aveva un libro in mano)?"

Sorpresa dalla domanda, la vecchia, un po' impacciata, comincia a leggere il plot sul retro della copertina: "Pensava di aver commesso il crimine perfetto, ma non sapeva che anche un bancomat può parlare!" Si gira verso di me dispiaciuta ed esclama: "Oh, deve essere di fantasia anche il mio, un bancomat che parla!"

E la vita continua!

postato da RobyMAD | 17:22 | commenti (4)

sabato, dicembre 16, 2006

Sfiuu, finalmente ho un po' di tempo in cui sono a casa e internet funziona. Cominciamo con gli aggiornamente per i pettegoli: non mi sono sposato.

Ora... per i torinesi interessati (e i referenti sanno che sono tali) sappiate che venerdì 22 in via San Massimo ci sarà lo spettacolo teatrale con me dentro. Dunque, non venite sabato, ad esempio.

Per finire, buon Natale a babbo Natale, che secondo me è stato chiamato così perchè è analfabeta. Infatti io da piccolo chiedevo sempre un milione di dollari, ma mi veniva sempre recapitato un gioco di 25.000 lire circa.

Ciao

postato da RobyMAD | 22:07 | commenti (7)

domenica, novembre 05, 2006

IERI

Dicono che la gente ignorante sia molto più felice. Lo sostenne Gadda... il mio professore di liceo diceva che "scrittura" e "malinconia" vanno di pari passo... vabbè: tutto questo per dire che ho ragionevoli motivi per lobotomizzare mia nonna che ultimamente è un po' depressa.

OGGI

Mia nonna ha lo sguardo perso nel vuoto. Sembra che non ragioni più molto bene: questo in realtà lo sostengono le persone che l'hanno conosciuta prima del 1972, anno in cui -si dice- disse l'ultima parola sensata. Non è cambiato molto però: ha ancora un'espressione poco sorridente, come se non sapesse bene cosa fare.

 

OGGI, SERA

Il buio mi aiuterà a nascondere nella sua zuppa un po' di liquore, per tirarle su il morale. Forse i vecchi rimedi sono i migliori. Io le voglio molto bene e in qualche modo l'aiuterò. Non so perché mentre scrivo queste cose mi viene da piangere: sarà che sono anch'io vittima della nuova tv del dolore, o forse sono -solo- particolarmente sensibile. 

A tutti buona notte. Con affetto

RobyMAD

postato da RobyMAD | 20:21 | commenti (3)

venerdì, settembre 29, 2006

Ho detto che sapevo chiudere gli agnolotti in maniera particolare, adesso sono stato invitato da un'amica e... e da tanto che non lo faccio più. O mio Dio, e adesso?

postato da RobyMAD | 17:33 | commenti (3)

mercoledì, settembre 20, 2006

Oggi mi annoio. Penso che parlerò con il pacchetto di caramelle al limone proprio davanti a me. Magari dirà cose interessanti. Chissà: la polvere sopra esso dice che ha tante cosa da raccontare... dev'essere come quei vecchi che fanno vedere in pubblicità: tutti sani di mente e con esperienze interessantissime.

Lo sfioro, sperando che si svegli... ma... che schifo! Ho il dito tutto sporco. Continuando prenderò il tetano. Sì, sì, adesso prendo dei guanti monouso, lo metto nel posacenere e lo brucio. Sì, farò così.

postato da RobyMAD | 15:59 | commenti (1)

giovedì, aprile 21, 2005

IL MATERIALISTA

 

 

Vivevo anch’io d’aria, sino a che la cugina della sorella di mia madre, per il ventiduesimo compleanno, mi regalò delle mutande 90% cotone. Erano arancione, con quadrati irregolari blu, all’interno dei quali erano raffigurati personaggi di cartoni animati. Il 10% era elasticizzate.

In un primo tempo pensai che era preferibile solo cotone, ma appena l’indossai e vidi e sentii come si modellarono perfettamente al mio corpo, capii che le mutande e io eravamo fatti l’uno per l’altro.

La vita migliorò progressivamente con il passare dei giorni. Erano anni che avevo smesso d’usare il pannolino e d’esperienza con le mutande ne avevo assai. La prima cosa che si rovinava era l’elastico, poi si deteriorava la stoffa in prossimità a esso, rendendole pressoché inutilizzabili. Altri pericoli erano i peti incontrollati, che lasciavano orribili macchie marroni sul di dietro; o le goccioline di pipì e liquido seminale, che chiazzavano d’orribili colori il davanti, inducendomi a cambiare l’intima biancheria sino a che mamma lavava, cosa che volevo evitare.

Però, da quando ricevetti le magnifiche mutande, iniziai a farmi il bidè più volte al giorno e a scoreggiare solo quando era impossibile trattenersi. L’apprezzarono molto gli amici, la ragazza, persino la mamma. Lo capii perché m’invitarono più spesso a uscire, migliorò la vita sentimentale, mangiai più spesso il piatto preferito.

Cambiò anche il rapporto coi professori. Durante le lezioni mi esibivo in posizioni degne del più abile contorsionista, che innervosivano gli insegnati, credo, anche se nessuno ebbe il coraggio di dirmelo in faccia, ma solo con i voti. Però, dopo il ventiduesimo compleanno, ogni volta che avevo indosso le magiche 90% cotone 10% elasticizzate, stavo composto, per evitare inutili sforzi all’elastico. Gli insegnati cominciarono a rispettarmi, considerarmi serio e diligente. Capii che in fondo erano brave persone, anche se forse puntavano un po’ troppo sull’educazione.

La cosa che mi sorprese di più in assoluto, però, fu comprendere i miei errori.

Per vivere bene bisogna possedere cose e essere gelosissimi di tutto ciò che t’appartiene. Per questo motivo iniziai a lavarmi da solo i vestiti, o a fare i compiti con la mia testa e non ricattando gli amici come era abitudine. E sorprendentemente scoprii di essere intelligente, riuscivo quasi sempre a prendere la sufficienza e anche qualcosa di più, e senza barare.

Leggere libri senza figure fu utile per la parlantina. Cominciai a dire frasi della durata di più di due secondi e di senso compiuto. Guadagnai così la stima dei cugini, persone poco più grandi di me con poco senso dell’umorismo, ma chiacchieroni come pochi.

Rivalutai in generale ogni persona, cominciai a pensare che ogni comportamento avesse una motivazione, seppur nascosta o incomprensibile. Consideravo stupido chi, per comprare venti case, automobili di lusso, vestiti firmati; sacrificava tempo, risorse, persone. Oggi ho cambiato opinione e penso, che quando morirò, metterò a caratteri cubitali, nel testamento, che vorrò essere seppellito insieme a ciò che amo di più. Solo io e le magiche mutande 90% cotone 10% elasticizzate, per sempre insieme, uniti per l’eternità.

postato da RobyMAD | 16:41 | commenti (13)

Da piccolo avevo idee strane, allora mi rinchiusero in un'ospedale, mi ricordo una croce disegnata sulla porta vecchia, grigia e ammuffita dell'entratta. Era più o meno così...
tutti i giorni mi tartassavano, mi dicevano che la mia visione del mondo era sbagliata, che dovevo vedere le cose con i loro occhi... e alla fine ho ceduto, ho fatto in modo che il loro vedere diventasse parte di me...
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